Teatro Niccolini

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04

Agosto
dal 18 al 21 ottobre 2021

Promenade de santé - Passeggiata di salute

Filippo Timi, Lucia Mascino
di

Nicolas Bedos
traduzione a cura di

Monica Capuani
con

Filippo Timi, Lucia Mascino
regia

Giuseppe Piccioni

Filippo Timi e Lucia Mascino tornano sul palco nel debutto teatrale del regista cinematografico Giuseppe Piccioni (tra i suoi film Il rosso e il blu, Questi giorni, Fuori dal mondo). Promenade de santé è una storia d’amore, sulla malattia dell’amore, una malattia necessaria che da sempre ostinatamente cerchiamo di rinnovare, nonostante le controindicazioni e le conseguenze. Sempre incapaci di giungere a una immunità che ci ponga definitivamente al riparo da possibili sofferenze.

dal sito IL TEATRO.IT
4stelle su 5

Una platea oltremodo calorosa ha accolto l’ultima (per il momento) replica di Promenade de Santé, a poche ore dall’annuncio del Presidente Conte della nuova chiusura dei Teatri. Uno spettacolo di Giuseppe Piccioni, con protagonisti Filippo Timi e Lucia Mascino.

Complessità e amore
La drammaturgia delle pièce deriva dalla penna di Nicolas Bedos, famoso attore e registra francese (è suo il film di successo La belle époque). Piccioni ha scelto questo testo per molti motivi. Innanzitutto, per la sua complessità intrinseca, che lo rende aperto a tante e diverse chiavi di lettura e interpretazioni. In secondo luogo è stato il tema a convincerlo. La commedia si dipana attorno all’amore, con le sue mille difficoltà e gli altrettanti benefici che apporta.

L’affiatamento artistico Timi-Mascino vince su tutto
A indicare che l’ambientazione è un grande giardino, sul palco spicca una scenografia piuttosto semplice: due panchine, un finto lampione e alle spalle degli attori un megaschermo che proietta, a tratti, immagini di alberi e sentieri. Più precisamente si tratta, come si scopre fin dalle prime battute, del parco di una clinica psichiatrica e i due protagonisti (Filippo Timi e Lucia Mascino) non sono altro che ospiti lì ricoverati.
I dialoghi tra i due – che testimoniano un realismo senza peli sulla lingua – affrontano questioni particolarmente intime che vanno dai sogni professionali, andati in fumo e ancora vagheggiati, ai desideri erotici, sbrigliati o repressi che siano. I primi sembrano così potenti da ridurre la coppia di “malati” a precludersi ogni possibilità di stare insieme nel mondo là fuori, oltre la recinzione dell’ospedale.
“Noi qui fuori saremmo patetici”, ammette con fermezza il personaggio interpretato da Timi a una sconcertata Mascino, in una fresca mattinata estiva in cui entrambi, dimessi dal ricovero, siedono al tavolino di un bar. Viene dato spazio pertanto a un messaggio di oggi, tra i più pressanti: l’esigenza e la necessità di essere qualcuno per gli altri; per molti, possibilmente. Di essere riconosciuti e apprezzati in qualunque modo. È, forse, uno dei dialoghi meglio riusciti, per quanto riguarda la profondità del testo e il suo nesso con l’attualità.
Peccato che – e questa è l’unica scelta discutibile, da parte della regia – l’intera scena venga proiettata sullo schermo, già fatta e confezionata davanti alla macchina da presa, e non agita sul palcoscenico dal vivo. Per qualche istante si ha così l’effetto di assistere a una proiezione cinematografica.
Complessivamente, comunque, la performance rimane godibile e tangibile risulta l’affiatamento degli artisti che – si vede! – hanno ormai più volte lavorato insieme. Una coppia ben collaudata, quindi, che non può, alla fine, che far alzare in piedi un pubblico che applaude emozionato e già, forse, un poco nostalgico.

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